Il titolo onorifico completo della flotta divenne in seguito Classis Praetoria Misenensis Pia Vindex (Pia e Vindice), a testimonianza della sua incrollabile fedeltà all'Imperatore.
Fondata intorno al 27 a.C. per volere del primo imperatore, Ottaviano Augusto, la Classis Misenensis non era una semplice flotta, ma il braccio armato di Roma sul mare. Di stanza nello strategico porto naturale di Miseno, nel Golfo di Napoli, questa armata divenne ben presto la "Praetoria", la più prestigiosa e potente flotta dell'Impero, con il compito cruciale di sorvegliare il Mediterraneo occidentale e proteggere l'Italia stessa.
Comandata da un Praefectus di rango equestre — tra cui, nella storia, figurò anche il celebre Plinio il Vecchio — la flotta contava su migliaia di classiarii (soldati di marina) e su navi da guerra temibili come le triremi e le imponenti quinqueremi, pronte a scatenare la potenza dell'Aquila imperiale ovunque fosse necessario.
Se la legione era l'incudine di Roma sulla terraferma, la Liburna ne era il rapido pugnale sul mare. Originaria delle coste della Dalmazia e ispirata alle navi dei pirati Illirici (i Liburni), questa imbarcazione fu adottata dai Romani per la sua incredibile versatilità, diventando ben presto la spina dorsale delle flotte imperiali di Miseno e Ravenna.
A differenza delle pesanti e goffe quinqueremi usate nelle guerre puniche, la Liburna non puntava sulla stazza, ma sulla velocità, l'agilità e la manovrabilità.
Il "pugnale veloce" di Roma: una Liburna pronta a difendere il Mare Nostrum. Simbolo di velocità e forza. (Illustrazione digitale AI)
Snello e affusolato, lungo circa 30-33 metri e largo appena 5, aveva un pescaggio molto basso (circa 1 metro). Questo le permetteva di operare in acque basse, risalire fiumi e colpire dove le navi più grandi non potevano arrivare.
Era una nave "bireme", dotata di due ordini di remi per lato. Circa 144 rematori garantivano una spinta esplosiva in battaglia, permettendo alla nave di raggiungere velocità stimate fino a 14 nodi negli scatti brevi. Una vela quadrata, talvolta accompagnata da un piccolo artemon a prua, veniva usata per la navigazione di crociera.
A prua spiccava il temibile sperone in bronzo o ferro, progettato non per affondare le navi nemiche con un colpo diretto, ma per spezzarne i remi in passaggi rapidi, immobilizzandole per l'abbordaggio.
La consacrazione della Liburna avvenne nella Battaglia di Azio (31 a.C.). Mentre la flotta di Marco Antonio e Cleopatra schierava enormi e pesanti fortezze galleggianti, la flotta di Ottaviano (guidata da Agrippa) impiegò sciami di agili Liburne. Queste piccole navi riuscirono a circondare i colossi nemici, colpendo e ritirandosi velocemente ("mordi e fuggi"), dimostrando che la mobilità vinceva sulla forza bruta. Da quel giorno, la Liburna divenne il simbolo della Pax Romana sul Mediterraneo.
Una Liburna non trasportava solo rematori. A bordo vi era un contingente di circa 40-60 Marines (Manipularii), legionari di mare armati di tutto punto, pronti all'abbordaggio. Il ponte ospitava spesso:
Torri di combattimento: Strutture smontabili da cui gli arcieri potevano colpire dall'alto.
Artiglieria: Scorpioni e piccole baliste montate sui lati per lanciare dardi e proiettili incendiari prima dello scontro corpo a corpo.