20 a.C. L’Impero Romano è all’apice della sua potenza, ma ai confini del mondo conosciuto si celano ancora misteri e pericoli.
Il giovane Caio Valerio Valente, figlio di un veterano delle legioni di Cesare, si arruola nella III Legione Augusta, pronto a seguire le orme del padre e a dimostrare il proprio valore.
Quando il proconsole d’Africa riceve l’ordine di esplorare le terre sconosciute a sud della provincia, Valerio e i suoi compagni vengono catapultati in una spedizione epica verso Garama, capitale dei Garamanti, tra deserti infuocati, popoli misteriosi e battaglie senza esclusione di colpi.Tra addestramento, amicizie, rivalità e prove di coraggio, Valerio dovrà affrontare non solo i nemici di Roma, ma anche le proprie paure e i dubbi sul destino che lo attende.
Un viaggio avvincente che porta il lettore nel cuore della vita legionaria, tra onore, sacrificio e sogni di gloria, in un’epoca in cui la storia si scriveva con la spada.
Il libro si concentra su una spedizione ordinata dal Senato e dall’imperatore: esplorare e sottomettere le terre a sud della provincia africana, verso il deserto e il misterioso regno dei Garamanti (popolazione realmente esistita, famosa per la sua abilità nel vivere nel Sahara e per i suoi rapporti – spesso conflittuali – con Roma).
La narrazione segue la vita quotidiana, l’addestramento e le campagne militari dei legionari, offrendo uno spaccato realistico della società romana, delle sue gerarchie, dei valori di onore, disciplina e appartenenza, ma anche delle difficoltà e dei pericoli delle spedizioni ai confini dell’Impero.
Il romanzo si inserisce così nel periodo della romanizzazione del Nord Africa, quando Roma cerca di consolidare il suo controllo sulle popolazioni locali, espandere le vie commerciali e garantire la sicurezza delle province più remote, affrontando sia la natura ostile del deserto che le resistenze dei popoli autoctoni.
Il giovane Caio Valerio Valente, figlio di un veterano delle legioni di Cesare, si arruola nella III Legione Augusta, pronto a seguire le orme del padre e a dimostrare il proprio valore.
Quando il proconsole d’Africa riceve l’ordine di esplorare le terre sconosciute a sud della provincia, Valente e i suoi compagni vengono catapultati in una spedizione epica verso Garama, capitale dei Garamanti, tra deserti infuocati, popoli misteriosi e battaglie senza esclusione di colpi.
Tra addestramento, amicizie, rivalità e prove di coraggio, Valerio dovrà affrontare non solo i nemici di Roma, ma anche le proprie paure e i dubbi sul destino che lo attende.
Un viaggio avvincente che porta il lettore nel cuore della vita legionaria, tra onore, sacrificio e sogni di gloria, in un’epoca in cui la Storia si scriveva con la spada.
Una nuova vita
Africa Proconsolare, Thugga, gennaio 733 AUC (21 a.C.)
Accampamento permanente III legione Augusta.
“Nome?” chiese l’optio.
“Caio Valerio Valente.”
“Il nome di tuo padre?”
“Lucio Valerio Valente.”
“Professione?”
“Fabbro.”
“Sai leggere e far di conto?”
“Si.”
“Bene leggi qui.” Disse il soldato indicandogli una tavoletta di cera.
“Giuro, in nome di Giove di eseguire tutti i compiti che mi saranno affidati...”
“Va bene, va bene, basta così.”
“Qualcuno ha militato nelle legioni della tua famiglia?”
“Mio padre, congedato con il grado di centurione, X legione.”
“X legione hai detto? Sotto Cesare?” Chiese sbalordito il soldato.
“Si optio, la legione invincibile.”
“Quindi sei cittadino romano” disse il soldato scrivendo su una tavoletta di cera, poi alzan-do lo sguardo chiese “Puoi dimostrarlo?”
“Ho con me due testimoni, Furio e Quinto che si vogliono arruolare anche loro.”
“Bene, hai detto Furio e Quinto? Falli venire avanti.”
“Sei accusato di qualche reato, ragazzo?”
“No signore.”
“Sicuro? Guarda che poi controlliamo.” Chiese con occhio indagatore il soldato.
“Non sono incolpato di nessun reato, signore.” Disse fissando il suo interlocutore.
“Vedremo” poi aggiunse a bassa voce “mi sei simpatico...Valerio, non potrei farlo ma sai, delle volte, se non ci si aiuta tra noi...beh, decidi: fanteria o cavalleria?”
“Fanteria legionaria, signore!” Rispose Valerio senza esitazione, poi aggiunse sorridendo “Però Furio vorrebbe essere assegnato alla cavalleria, è il suo sogno fin da bambino.”
“Uhm, va bene, non ti prometto niente, sai dipende dal suo censo, ma vedrò quello che si può fare. Ecco i tuoi ordini già pronti, decima coorte, terzo manipolo di reclute, ma prima dovrai superare la visita medica, giusto una formalità, nel tuo caso.” Disse il soldato squa-drando Valerio e soffermandosi sulle ampie spalle e le braccia muscolose.
“Quando hai finito torna qui. Avanti il prossimo.” Urlò il soldato perdendo ogni interesse in Valerio che si avviò verso l’ospedale del campo.
“Allora com’è andata?” Chiese Valerio hai suoi amici.
“Ottimo, cavalleria legionaria” Rispose Furio entusiasta.
“Hanno ritenuto sufficienti, per mantenermi il cavallo, le rendite della mia famiglia.”
“Quinto, tu?” chiese Valerio al suo amico, stranamente taciturno.
“Amministrazione, lavorerò al pretorio del campo, sai, paghe, rifornimenti.” Rispose abbac-chiato il ragazzo.
“Non sei contento? Un posto di tutto rispetto, la legione sarebbe inservibile senza il lavoro di logistica.” Esclamò Valerio cercando di sottoporre il lato positivo della cosa all’amico. Quinto non era tagliato per la vita militare, si vedeva lontano un miglio, aveva mantenuto la pinguedine infantile e non aveva mai dimostrato inclinazioni guerresche, molto più dedito alla lettura e alla contemplazione. Dovevano averlo capito anche i reclutatori, era l’assegnazione migliore per il ragazzo.
“Si, sicuramente, però, mentre voi vi ricoprirete di gloria, io sarò seduto dietro una scriva-nia ad archiviare rapporti e a controllare liste di materiale.” Disse Quinto tenendo lo sguar-do basso. Il ragazzo aveva scelto di arruolarsi non tanto per scelta personale ma spinto a se-guire i suoi due amici. Avrebbe preferito continuare ad aiutare il padre nel suo commercio. Da una parte era sollevato per l’incarico che gli avevano assegnato ma temeva anche di es-sere messo da parte dai suoi compagni.
Valerio e Furio si guardarono avendo intuito i pensieri del loro amico.
“Che cosa dici! prima di tutto adesso sei un soldato come noi. Ognuno serve la patria sfrut-tando al meglio le sue capacità e qualità. Le guerre non si vincono solo sui campi di batta-glia, Quinto.” Disse Furio rivolto all’amico.
“Che cosa faremmo noi senza il supporto e l’organizzazione? aggiunse Valerio.
“Facciamo parte di un grande corpo, tutti gli organi devono lavorare al meglio delle loro ca-pacità per far in modo che tutto funzioni bene. Non sminuire il contributo che darai con il tuo lavoro, Quinto.”
Il ragazzo sollevato dalle parole d’incoraggiamento sorrise ai suoi due amici.
“Bene ragazzi, io devo presentarmi entro due giorni al mio reparto. Voglio andare a casa per salutare i miei. Ci vediamo questa sera per festeggiare l’ultimo giorno da civili?” Disse Vale-rio salutando i due amici.
“Sono stato destinato alla fanteria legionaria, padre, decima coorte, terzo manipolo coman-dato dai centurioni Venanzio Prisco e Gneo Musio. Tra due giorni mi devo presentare per iniziare l’addestramento al campo.” Disse Valerio al padre, intento al lavorare alla forgia.
“Bene ragazzo, sarai fante come me e tuo nonno,” disse Lucio posando il maglio di ferro che stava utilizzando. Valerio, commosso, abbracciò di slancio il padre quasi soffocandolo
“Che bella scena, se non sapessi che siete padre e figlio penserei che state cercando di ucci-dervi a vicenda.” Giunse, inaspettata, la voce di Domitilla.
I due si separarono volgendo lo sguardo verso la donna.
Domitilla non aveva perso nulla della sua bellezza, anzi con la maturità aveva acquistato una sicurezza nuova. Fili argentei le ornavano la folta chioma e alcune rughe le solcavano il viso, ma non erano provocate dalle preoccupazioni ma dalla propensione che dimostrava al sorriso, donandole un’espressione di bontà materna.
La donna osservando criticamente il figlio così bardato disse:
“Allora il giorno che non avrei mai voluto vedere è dunque arrivato, Valerio.” Sospirò con tristezza.
“Madre! Ne abbiamo già parlato a sufficienza.” Disse gentilmente Valerio rivolgendosi alla figura che lo osservava con le braccia incrociate sul florido petto.
Valerio fece qualche passo avanti ma la donna tese il braccio, respingendolo.
“Sì, ne abbiamo parlato, ma non per questo ho cambiato idea, figlio. Quando le parole e i sen-timenti delle madri saranno presi sul serio e prevarranno sull’orgoglio e la testardaggine maschile non ci saranno più guerre. Per ora posso solo pregare che non ti accada niente Va-lerio, lasciami almeno questa consolazione.”
Valerio non seppe controbattere quelle argomentazioni che gli laceravano il cuore. Non era per niente insensibile al dolore della madre, i mesi precedenti all’arruolamento erano stati costellati da discussioni interminabili. Domitilla non capiva perché arruolarsi quando l’attività di famiglia era così ben avviata e a cui Valerio aveva dato un grande contributo. Il giovane ribatteva che era suo dovere e che era fortemente attratto dalla vita militare. Lucio raramente partecipava a qui discorsi essendo palesemente schierato con il figlio.
“Ti ho preparato qualcosa da mettere sotto l’armatura, Valerio.” Disse conciliante Domitil-la.
In una sacca erano riposte in perfetto ordine tuniche nuove di un colore rosso mattone, tanto amato dai soldati, un sagum, il mantello di lana, corte brache di lino e fasce di lana da avvolgere sulle gambe.
“Questo portalo sempre con te, - disse la donna porgendo al ragazzo il focale, la sciarpa che proteggeva il collo dal bordo della corazza, era di tuo padre.” Disse allacciando il pezzo di stoffa rammendato intorno al collo del figlio.
“Grazie madre, è tutto bellissimo.” Disse Valerio baciandola sulle guance.
“Siete dei genitori fantastici, vi renderò orgogliosi di me, ve lo prometto.” Disse Valerio ri-cacciando le lacrime che invece scorrevano copiose sul viso di Domitilla.